L’ex Casa Littoria è oggetto di redifinizione di ruolo. La nuova Casa del Soldato si configura come un polo sperimentale ispirato ai principi del New Bauhaus, elaborandone il concetto di abitare e vivere questo ambiente orfano. Il progetto sfrutta l’idea di un “edificio dentro l’edificio”: l’originaria struttura razionalista viene reinterpretata come involucro, un contenitore che accoglie una sequenza di livelli sospesi e avvolti da un guscio.
La strategia compositiva si fonda sul contrasto dialettico tra passato e presente: da un lato la permanenza dell’architettura razionalista, dall’altro una visione spaziale che introduce flessibilità e trasformabilità, sfruttando generativamente i rigidi paradigmi del Moderno.
L’edificio assume così il carattere di un’architettura dinamica e adattiva, in cui la metafora dell’albero diventa principio generatore: i diversi piani instaurano relazioni tra loro come rami connessi, permettendo percorsi fluidi, continui attraversamenti e possibilità di riconfigurazione costante. La Casa del Soldato è luogo per una vita nomade e mutevole, capace di rigenerarsi e di offrire nuove modalità di fruizione dello spazio collettivo.
Nel cortile esterno, una struttura leggera scandita da esili pilastri, che definiscono un dispositivo di natura immersiva. La maglia regolare posta in prossimità dell’ingresso si trasforma progressivamente in una trama più aperta e irregolare avvicinandosi al nuovo edificio, generando un ritmo variabile di pieni e vuoti. Questa articolazione consente la definizione di micro-spazi dedicati alla sosta, alle sedute e all’integrazione di elementi naturali indeterminati.
All’interno di questa maglia si inserisce una scala che conduce a una serra botanica: un padiglione costituito anch’esso da barre in acciaio, organizzata per accogliere sistemi di coltura, supporto per il vivo.
L’intero progetto è pensato come un paesaggio a misura d’uomo, in cui la dialettica tra organico e astratto genera un continuum fluido tra interno ed esterno. La ripetizione modulare delle barre in acciaio diviene matrice generativa, capace di costruire un terreno trasformabile e potenzialmente illimitatamente configurabile.